lunedì 29 giugno 2026

BARRAFRANCA. “A Nisciuta o Tempiu” e i riti battesimali scomparsi negli anni

 

Te lo ricordi quando a Barrafranca si faceva “A NISCIUTA O TEMPIU”? Ci sono cerimonie dei tempi che furono, ormai del tutto scomparse, che rimangono indelebili nella memoria degli anziani e in poche foto che ne fissano il momento particolare. Stiamo parlando di una cerimonia battesimale che si svolgeva a Barrafranca (EN), dagli anni 60 agli anni 80 e conosciuta come “A niscuta u tempiu”.

Il rito consisteva in una particolare cerimonia che, fino al 1984 (anno in cui l’ultimo frate francescano padre Guardiano al secolo Vincenzo Palermo lasciò il convento) si teneva nella chiesa di San Francesco, davanti all’altare di S. Antonio.  Dopo il battesimo celebrato nella propria parrocchia, i genitori, i padrini e un piccolo corteo di parenti si recavano a piedi al convento dei francescani, sito in Piazza Regina Margherita. Lì, davanti all’altare di Sant’Antonio di Padova, si celebrava l’affidamento.

 


Il richiamo all’antica celebrazione della Presentazione di Gesù al Tempio e della purificazione di Maria è palese. Come la Madonna consegna nelle braccia del vecchio Simeone suo figlio, così una madrina (diversa da quella del battesimo) consegna, simbolicamente, il neonato appena battezzato nelle braccia del frate francescano. Quest’ultimo, di fronte alla statua del Santo, innalzava il piccolo verso il cielo per porlo sotto la sua protezione.

L’affidamento dei bimbi a Sant’Antonio affonda le radici nei numerosi miracoli che il Santo compì sui bambini quando era ancora in vita. Da alcune mie ricerche è emerso che questo rituale non era molto conosciuto, anzi in alcune parti della Sicilia ne disconoscono l’esistenza. Ciò lascia ipotizzare che a Barrafranca la pratica fu introdotta e tramandata esclusivamente dai frati Francescani, anche se qualsiasi sacerdote cattolico ha sempre avuto la facoltà di affidare e benedire un bambino a Sant’Antonio subito dopo averlo battezzato. Se l’affidamento fosse avvenuto in una chiesa francescana, i frati avrebbero registrato il nome del piccolo in un apposito “Registro degli Affidati” e consegnavano alla famiglia un attestato cartaceo ufficiale e una medaglina benedetta prodotta dall’ordine.

 In Sicilia molto conosciuta, come emerge dagli studi dell’antropologo Pitrè, era la praticata della “Lavata a Cuppula”; rito che si faceva anche a Barrafranca.  Durante il battesimo, il neonato portava in testa un berrettino, “a cuppula”. Prima del battesimo i genitori sceglievano una ragazza vergine alla quale veniva affidato un compito delicatissimo: lavare il berrettino che il neonato avrebbe indossato al momento del battesimo e restituirlo assieme ad uno nuovo, abbellito di ricami preziosi. Prima che inizi la cerimonia battesimale, la ragazza metterà sulla testa del neonato “la cuppula” che terrà tutto il tempo della cerimonia. Da quel momento la ragazza diventerà la “Cummari di cuppula”.

A queste pratiche ormai scomparse si affianca una tradizione ancora viva: quella di far indossare ai bambini l’abitino francescano e partecipare alle funzioni che si svolgono in chiesa il 13 Giugno, giorno in cui la Chiesa Cattolica festeggia il Santo, per affidarlo alla sua protezione o per grazia ricevuta.

Ritornando “a Nisciuta o Tempiu”, ci troviamo difronte a un rito cristiano che origina, come accennato sopra, dalla presentazione al Tempio di Gesù. Nelle chiese in cui si pratica il battesimo dei neonati ciò avviene in occasione della cerimonia del battesimo. Dopo il rito battesimale, l’officiante prende il bambino e lo innalza per presentarlo a Dio e alla comunità cristiana. Tuttavia, questo rito non era previsto dalla liturgia ufficiale. Il Battesimo è, infatti, un Sacramento, obbligatorio e centrale nella vita del cristiano, mentre l’Affidamento a un Santo è un sacramentale (un atto di devozione benedetto). Non fa parte del rito obbligatorio del Battesimo, ma è un’aggiunta devozionale. Questo rituale si può far risalire al periodo del dopoguerra e al “Concilio Vaticano II (1962-1965). Nel secondo dopoguerra, i confini tra questi due momenti erano spesso sfumati e si assisteva frequentemente a “sovrapposizioni” che rischiavano di porre la pietà popolare sullo stesso piano del sacramento. Il Concilio ha regolato il rapporto tra la liturgia ufficiale (come i sacramenti) e la pietà popolare (le devozioni come l’affidamento a Sant’Antonio) principalmente attraverso la Costituzione dogmatica “Sacrosanctum Concilium”, mettendo ordine a tutto ciò. In attuazione del Concilio, negli anni successivi sono stati riformati tutti i libri di preghiera. Per evitare confusione, è stato creato il “Benedizionale” (il libro ufficiale delle benedizioni), che oggi contiene formule d’ufficio per la benedizione dei bambini e dei bambini affidati ai Santi. RITA BEVILACQUA

FONTI CARTACEE: Giuseppe Pitrè, Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano Vol. II; SITOGRAFIA: https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html; https://www.balarm.it/news/i-battesimi-sfarzosi-di-sicilia-chi-erano-la-cummari-di-coppula-e-lu-cumpari-di-san-giovanni-122768; https://www.santodeimiracoli.org/affidamento-dei-bambini-a-santantonio.html; FONTI ORALI; FONTI FOTOGRAFICHE: Sig.ra Borina Giusto; Archivio Radio Luce.