Te lo ricordi quando a Barrafranca si faceva “A
NISCIUTA O TEMPIU”? Ci sono cerimonie dei tempi che furono, ormai del tutto
scomparse, che rimangono indelebili nella memoria degli anziani e in poche foto
che ne fissano il momento particolare. Stiamo parlando di una cerimonia
battesimale che si svolgeva a Barrafranca (EN), dagli anni 60 agli anni 80 e
conosciuta come “A niscuta u tempiu”.
Il rito consisteva in una particolare cerimonia che,
fino al 1984 (anno in cui l’ultimo frate francescano padre Guardiano al secolo
Vincenzo Palermo lasciò il convento) si teneva nella chiesa di San Francesco,
davanti all’altare di S. Antonio. Dopo il battesimo celebrato nella
propria parrocchia, i genitori, i padrini e un piccolo corteo di parenti si
recavano a piedi al convento dei francescani, sito in Piazza Regina
Margherita. Lì, davanti all’altare di Sant’Antonio di Padova, si celebrava
l’affidamento.
Il richiamo all’antica celebrazione della
Presentazione di Gesù al Tempio e della purificazione di Maria è palese. Come
la Madonna consegna nelle braccia del vecchio Simeone suo figlio, così una
madrina (diversa da quella del battesimo) consegna, simbolicamente, il neonato
appena battezzato nelle braccia del frate francescano. Quest’ultimo, di fronte
alla statua del Santo, innalzava il piccolo verso il cielo per porlo sotto la
sua protezione.
L’affidamento dei bimbi a Sant’Antonio affonda le
radici nei numerosi miracoli che il Santo compì sui bambini quando era ancora
in vita. Da alcune mie ricerche è emerso che questo rituale non era molto
conosciuto, anzi in alcune parti della Sicilia ne disconoscono l’esistenza. Ciò
lascia ipotizzare che a Barrafranca la pratica fu introdotta e tramandata
esclusivamente dai frati Francescani, anche se qualsiasi sacerdote cattolico ha
sempre avuto la facoltà di affidare e benedire un bambino a Sant’Antonio subito
dopo averlo battezzato. Se l’affidamento fosse avvenuto in una chiesa francescana,
i frati avrebbero registrato il nome del piccolo in un apposito “Registro degli
Affidati” e consegnavano alla famiglia un attestato cartaceo ufficiale e una
medaglina benedetta prodotta dall’ordine.
In Sicilia molto conosciuta, come emerge dagli
studi dell’antropologo Pitrè, era la praticata della “Lavata a Cuppula”; rito
che si faceva anche a Barrafranca. Durante il battesimo, il neonato
portava in testa un berrettino, “a cuppula”. Prima del battesimo i genitori
sceglievano una ragazza vergine alla quale veniva affidato un compito
delicatissimo: lavare il berrettino che il neonato avrebbe indossato
al momento del battesimo e restituirlo assieme ad uno nuovo, abbellito di
ricami preziosi. Prima che inizi la cerimonia battesimale, la ragazza metterà
sulla testa del neonato “la cuppula” che terrà tutto il tempo della cerimonia.
Da quel momento la ragazza diventerà la “Cummari di cuppula”.
A queste pratiche ormai scomparse si affianca una
tradizione ancora viva: quella di far indossare ai bambini l’abitino francescano
e partecipare alle funzioni che si svolgono in chiesa il 13 Giugno, giorno in
cui la Chiesa Cattolica festeggia il Santo, per affidarlo alla sua protezione o
per grazia ricevuta.
Ritornando “a Nisciuta o Tempiu”, ci troviamo difronte
a un rito cristiano che origina, come accennato sopra, dalla presentazione al
Tempio di Gesù. Nelle chiese in cui si pratica il battesimo dei neonati ciò
avviene in occasione della cerimonia del battesimo. Dopo il rito
battesimale, l’officiante prende il bambino e lo innalza per presentarlo a Dio
e alla comunità cristiana. Tuttavia, questo rito non era previsto dalla
liturgia ufficiale. Il Battesimo è, infatti, un Sacramento, obbligatorio e
centrale nella vita del cristiano, mentre l’Affidamento a un Santo è un sacramentale
(un atto di devozione benedetto). Non fa parte del rito obbligatorio del
Battesimo, ma è un’aggiunta devozionale. Questo rituale si può far risalire al
periodo del dopoguerra e al “Concilio Vaticano II (1962-1965). Nel secondo
dopoguerra, i confini tra questi due momenti erano spesso sfumati e si
assisteva frequentemente a “sovrapposizioni” che rischiavano di porre la pietà
popolare sullo stesso piano del sacramento. Il Concilio ha regolato il rapporto
tra la liturgia ufficiale (come i sacramenti) e la pietà popolare (le devozioni
come l’affidamento a Sant’Antonio) principalmente attraverso la Costituzione
dogmatica “Sacrosanctum Concilium”, mettendo ordine a tutto ciò. In attuazione
del Concilio, negli anni successivi sono stati riformati tutti i libri di
preghiera. Per evitare confusione, è stato creato il “Benedizionale” (il libro
ufficiale delle benedizioni), che oggi contiene formule d’ufficio per la
benedizione dei bambini e dei bambini affidati ai Santi. RITA BEVILACQUA
FONTI CARTACEE: Giuseppe Pitrè, Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano Vol. II; SITOGRAFIA: https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html; https://www.balarm.it/news/i-battesimi-sfarzosi-di-sicilia-chi-erano-la-cummari-di-coppula-e-lu-cumpari-di-san-giovanni-122768; https://www.santodeimiracoli.org/affidamento-dei-bambini-a-santantonio.html; FONTI ORALI; FONTI FOTOGRAFICHE: Sig.ra Borina Giusto; Archivio Radio Luce.



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