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mercoledì 22 maggio 2019

Santa Rita da Cascia-la Santa dei casi impossibili

Altare di Santa Rita, chiesa Madre

Il 22 maggio la Chiesa festeggia Rita da Cascia (Roccaporena 1381-Cascia 22 maggio 1447/1457), la Santa agostiniana “dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti. Sposata e madre di due gemelli, sopportò con pazienza le faide tra i clan, finché riuscì a convincere il marito a tirarsene fuori e a riconciliarsi con Dio. Dopo la morte del marito e dei figli, entrò nel monastero dell’Ordine di sant’Agostino a Cascia, in Umbria, offrendo un sublime esempio di pazienza e devozione. Fu Beatificata da Urbano VIII nel 1627, venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII.
Statua lignea di Santa Rita
A Barrafranca (EN) nella chiesa Maria SS. della Purificazione, chiesa Madre, è presente un altare dedicato alla Santa, in cui è esposta la statua lignea risalente al 1940, come attesta la lapide posta a sinistra dell’altare. La Santa è rappresenta in abito agostiniano, con coroncina appesa al fianco sinistro, in atteggiamento riflessivo mentre contempla la croce che tiene in mano, e una spina le trafigge la fronte (in ricordo alla spina che ricevette da Cristo). Il volto è sereno, di chi accoglie con amore le prove che Dio le ha riservato.
Il giorno della festa, molti devoti si recano a renderle omaggio, portando rose rosse e lumini. Proprio le rose sono molto care alla Santa, in riferimento ad uno degli ultimi episodi della sua vita. Un giorno, essendo immobile a letto, una parente andò a trovarla. Prima di congedarsi, le chiese se desiderasse qualcosa da Roccaporena. Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa del suo orto. La parente le fece notare che era inverno, ma Rita insistette. Tornata a casa, questa si recò nell’orticello e vide una bella rosa fiorita. Stupita, la colse e la portò a Cascia da Rita. Oltre a questa tradizione, che è presente in tutta l’Italia, a Barrafranca vi è anche quella, quasi del tutto scomparsa, “dell’abito di santa Rita“, ossia di indossare, come ex voto, l’abito agostiniano e partecipare alle funzioni liturgiche.
(Foto e materiale sono soggetti a copyright) 

RITA BEVILACQUA



martedì 21 maggio 2019

Orazione in siciliano a Santa Rita da Cascia per avere una risposta in sogno

Il popolo siciliano è stato sempre credete e superstizioso. Spesso si invocavano i Santi per risolvere controversie,  problemi d’amore o per conoscere la verità su un fatto, o avere chiarezza prima di prendere una decisione importante. Spesso le donne siciliane ricorrevano ai Santi che, tramite speciali formule che bisognava recitare la sera prima di andare a letto, fornivano in sogno le risposte alle domande formulate nelle orazioni. Una sorta di Oniromanzia (l'arte divinatoria basata sull'interpretazione dei sogni) che chiamava in gioco la religione. E’ il Santo che viene in soccorso e tramite il sogno fornisce elementi che vanno interpretati. Oggi vogliamo pubblicare una tra le tante Orazione a Santa Rita da Cascia per avere una risposta in sogno:

“Santa Rita,
Santa ca di monica fustuvu zita,
per la vostra santità,
ditemi la verità.
se è sì:
tavula cunzata,
vigna carricata
se è no:
acqua currenti
e focu ardenti.”
(Santa Rita,
Santa che siete stata monaca e fidanzata,
per il fatto di essere Santa,
ditemi la verità.
Se è si:
tavola imbandita,
vigna carica d'uva,
se è di no:
acqua corrente,
e fuoco ardente.)
Seguiva un Pater, un’Ave e un Gloria.
Così la mattina seguente il sogno viene "smurfiatu" dalle donne esperte che ne sapevano trarre risposte per gli avvenimenti che verranno. Nella stessa Orazione sono citati alcuni segni premonitori. Secondo una sorta di “Smorfia siciliana” sognare “tavola imbandita” significava abbondanza, come anche una vigna piena d’uva, mentre acqua corrente o limpida, significano lacrime e fuoco ardente significa disgrazia!
(Foto e materiale sono soggetti a copyright) 

RITA BEVILACQUA